Scatta l’addebito della separazione per omesso versamento del mantenimento e abbandono del tetto coniugale

Ai fini della pronuncia di addebito della separazione non è sufficiente accertare la sola violazione dei doveri previsti a carico dei coniugi, ma occorre anche verificare se in concreto questa violazione abbia assunto un’efficacia causale nel determinare la crisi coniugale.

Secondo la Suprema Corte questo presupposto è configurabile in presenza di una congiunta valutazione dell’abbandono della casa coniugale da parte del marito e della contestuale interruzione del mantenimento familiare.

È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 3877 dell’8 febbraio 2019.

Nel caso di specie un marito proponeva ricorso in Cassazione avverso la decisione della Corte d’appello che pronunciava la separazione con addebito al marito a fronte del suo abbandono del domicilio coniugale connesso all’interruzione del versamento dell’assegno di mantenimento per la figlia.

Occorre a tal proposito ricordare che il coniuge che abbandona il tetto coniugale viola i doveri del matrimonio.

La ragione di ciò non consiste tanto nell’allontanamento fisico, quanto invece nell’omissione, da parte del coniuge che se ne va, di tutti quegli obblighi morali e ed economici verso l’altro coniuge, che inevitabilmente l’allontanamento comporta.

Non si potrà parlare invece di abbandono del tetto coniugale se la decisione del coniuge di lasciare l’abitazione di famiglia è stata maturata a seguito di un rapporto ormai logoro.

Secondo la Suprema Corte, la compresenza delle due condizioni dell’allontanamento dalla casa coniugale e della mancata corresponsione del mantenimento è idonea a dimostrare che il comportamento tenuto dal marito è stato determinante ai fini dell’impossibilità della prosecuzione del rapporto e quindi è sufficiente a configurare l’addebito della separazione.

 (25.02.19)

 

Se il suocero viene a mancare è giustificato l’aumento dell’assegno di mantenimento a carico del marito

Il decesso del suocero che contribuiva al mantenimento economico della figlia e della nipote costituisce una circostanza sopravvenuta e rilevante ai fini della modifica delle condizioni economiche della separazione.

È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 3206 del 4 febbraio 2019 che ha respinto il ricorso presentato dal marito nei confronti della moglie.

Nel caso di specie la moglie, a seguito del decesso del proprio padre che contribuiva al suo mantenimento economico nonché a quello di sua figlia, aveva convenuto in giudizio il marito davanti al Tribunale chiedendo una modifica delle condizioni di separazione.

Il Tribunale, in accoglimento del ricorso presentato dalla donna aveva stabilito in capo al marito un aumento dell’assegno di mantenimento sia per la figlia che per la moglie.

L’uomo ricorreva in appello chiedendo invece la conferma delle statuizioni adottate in sede di separazione consensuale dei coniugi.

La Corte d’Appello però rigettava il ricorso presentato dall’uomo evidenziando come la morte del padre della moglie, nonché nonno della figlia dell’uomo, aveva determinato un rilevante mutamento delle condizioni economiche della donna, determinando così il venir meno del consistente aiuto economico in favore della figlia e della nipote.

Contro tale decisione il marito presentava ricorso in Cassazione.

La Suprema Corte, tuttavia, confermando quanto già stabilito dai giudici di secondo grado osserva che l’aggravarsi delle condizioni di salute del padre della donna e il suo conseguente decesso costituiscono una circostanza sopravvenuta e rilevante ai fini della modifica delle condizioni economiche della separazione; la Corte rigetta dunque il ricorso.

(11.02.19)