Un agente tanto gentile ed affabile ci presenta un prodotto assicurativo come “un vero affare” e un po’ per inesperienza, un po’ per eccesso di fiducia e la volontà di investire la somma di denaro, sottoscriviamo il contratto, consegnando direttamente all’agente l’importo da investire. Quando chiediamo all’assicurazione di poter vedere l’andamento del nostro investimento, la compagnia ci risponde in modo imbarazzato che quel prodotto non esiste e di aver già preso provvedimenti nei confronti nell’agente.

Posso essere tutelato? La compagnia assicuratrice ha qualche responsabilità? L’essermi fidato ha qualche rilievo?Prodotto assicurativo fantasma

La Corte di Cassazione ha risposto a tale quesito precisando che la compagnia assicuratrice è responsabile per la vendita da parte di un proprio agente di un prodotto fantasma.
L’art. 2049 c.c. prevede la responsabilità dei padroni e dei committenti, stabilendo che questi ultimi sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell’esercizio delle incombenze a cui sono adibiti. Sulla base di tale norma, Corte di Cassazione nella sentenza n. 18860/2015 ha precisato che “nel giudizio di responsabilità di una compagnia di assicurazioni, ex art. 2049 c.c., per il fatto illecito del suo agente che abbia venduto un prodotto assicurativo “fantasma”, impossessandosi del denaro versato dal risparmiatore per l’acquisto, il giudice di merito è tenuto a verificare la sussistenza di un nesso di occasionalità necessaria tra l’attività di questi e la commissione dell’illecito, ravvisabile ove sia stata agevolata o resa possibile dalle incombenze affidate all’agente, mentre non è necessario che il danneggiato provi il dolo o la colpa della società assicuratrice, ovvero di aver verificato la reale esistenza e la riconducibilità alla stessa del prodotto venduto”.

Secondo la Suprema Corte, ai fini dell’applicazione della responsabilità oggettiva ex art. 2049 c.c., è quindi sufficiente la sussistenza del rapporto di occasionalità necessaria tra la condotta antigiuridica dell’agente e le incombenze al medesimo affidate dalla compagnia assicuratrice. Tale rapporto di occasionalità necessaria si verifica allorquando le mansioni affidate all’agente abbiano determinato una situazione tale da agevolare o rendere possibile il fatto illecito e l’evento dannoso, anche se l’agente abbia operato al di là dei limiti delle sue incombenze e perfino trasgredendo gli ordini ricevuti e con dolo. Secondo la sentenza n. 18860/2015, il rapporto di occasionalità necessaria è elemento sufficiente ai fini della configurazione di responsabilità ex art. 2049 c.c., con conseguente irrilevanza di una supposta colpa dei risparmiatori nell’aver fatto affidamento circa l’esistenza e la riconducibilità del prodotto alla compagnia assicuratrice, nonché di colpa o dolo di quest’ultima. Questo in quanto la funzione della responsabilità ex art. 2049 c.c. è di tutelare chi abbia rapporti con un soggetto che, in virtù del suo inserimento in una struttura (quale una compagnia assicuratrice), crei per ciò stesso un particolare affidamento nel cliente una volta proposto l’acquisto di prodotti del gruppo, affiancando così alla responsabilità diretta dell’operatore disonesto quella della società che lo ha utilizzato mettendolo in condizione di provocare il danno al risparmiatore.

(09.02.17)

Lascia un commento