Il matrimonio di Cicero con Ofelia è in crisi da almeno un paio d’anni. I due si sono allontanati lentamente, rendendosi sempre più incompatibili per carattere e trovando modo di discutere e litigare per un nonnulla. Manca l’intimità da più di un anno e, oramai, la vita di coppia non esiste praticamente più: Cicero esce quasi ogni sera e ogni fine settimana con i propri amici. Anche Ofelia è spesso fuori casa con le amiche e tutti i sabato sera si cambia d’abito, si trucca e va a ballare in discoteca. I coniugi sono consapevoli di essere sereni, ormai, quando sono l’uno distante dall’altra. Cicero, inoltre, da tre mesi frequenta un’altra donna alla luce del sole poiché è convinto che il suo matrimonio sia in crisi irreversibile e che Ofelia non sia nemmeno interessata alla sua nuova avventura sentimentale.
Cicero, ben presto, sente il desiderio di lasciare la casa coniugale e andare a vivere con la donna che ha conosciuto e frequenta regolarmente. <Ofelia, siamo entrambi consapevoli che il nostro matrimonio è finito. Separiamoci di comune accordo. Avviamo la pratica dal legale>.
Sorprendentemente, però, Ofelia reagisce rabbiosa alla proposta del marito: <Non ci penso proprio alla separazione consensuale! Sei tu che ti sei allontanato da me ed ora, probabilmente, ne comprendo davvero il motivo: la tua relazione con un’altra donna ha distrutto il nostro matrimonio!>
<Sai che non è così. La mia frequentazione extraconiugale è recente, il nostro matrimonio è finito molto tempo prima>
<Non sono affatto d’accordo. Se ritieni, chiedila tu la separazione, io resisterò, chiederò che venga addebitata a te la responsabilità della fine del nostro matrimonio, visto che posso dimostrare facilmente che hai l’amante, e pretenderò pure il risarcimento dei danni morali che ciò mi ha comportato>
Cicero è sorpreso e ferito. Fissa un appuntamento dal suo avvocato di fiducia, gli racconta ciò che gli sta accadendo e la posizione assunta dalla moglie Ofelia.

<Avvocato, io amavo mia moglie e se ora ho un’altra donna è solo per il fatto che da molto tempo oramai io e Ofelia viviamo sotto lo stesso tetto ma conduciamo due vite totalmente separate, serenamente e consapevolmente. Non ci siamo separati prima legalmente, non avendone necessità immediata né io né lei. Perché ora Ofelia vuole approfittare di me?>
<Non si allarmi, Sig. Cicero> dice l’avvocato <non sarà così semplice per Ofelia ottenere ciò che vorrebbe. E’ vero che la Suprema Corte (Cass. Civ., Sez. I, sentenza 15.09.2011 n. 18853) ha riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni morali al coniuge tradito ma è altrettanto vero che la stessa Cassazione, negli ultimi anni, ha sancito un orientamento giurisprudenziale secondo cui non tutte le infedelta’ sono motivo di addebito della separazione e tantomeno fonte di risarcimento del danno. Se l’infedelta’ è la causa della crisi coniugale, il coniuge tradito potrà ottenere il risarcimento dei danni morali oltre che l’addebito della separazione a carico dell’altro coniuge, se, diversamente, essa è la conseguenza di una crisi gia’ in atto, egli non potrà pretendere alcunché a tale titolo. I fatti che mi ha descritto e che riguardano il suo matrimonio, provano indubbiamente l’esistenza di un’incompatibilità caratteriale tra lei e sua moglie che si è sviluppata e irreparabilmente aggravata negli ultimi due anni mentre la sua relazione extraconiugale è iniziata solo tre mesi fa. In altre parole, nel suo caso, la relazione extraconiugale non è la causa della crisi coniugale tra lei e Ofelia. Oltretutto, devo farle notare che, quand’anche Ofelia riuscisse a dimostrare il contrario, la Corte di Cassazione (Cass. Civ., sentenza 17.01.2012 n. 610) in tema di risarcimento del danno subito a causa del tradimento del marito, pur ribadendo la possibilità della richiesta dei danni anche in ambito familiare, non lo riconosce se non viene rilevata nessuna lesione dei diritti fondamentali e, particolarmente, dell’integrità fisio-psichica della moglie. Ora, mi ha detto che sua moglie è piuttosto serena, si diverte, esce con le amiche, non mostra particolare sofferenza interiore né segni di stress psicologico, insomma sta bene in salute. Non pare esservi lesione della sua integrità fisio-psichica ed è quindi Ofelia a dover dimostrare il contrario.>
Cicero si è tranquillizzato. Capisce che la richiesta di risarcimento danni della moglie sarà facilmente rigettata in sede di giudizio Incarica il suo avvocato di fiducia di redigere il ricorso giudiziale per la sua separazione coniugale, certo che Ofelia si convincerà a rinunciare alle proprie pretese e che, nelle more del giudizio, giungerà ad un accordo con la moglie per trasformare la separazione da giudiziale in consensuale.
(03.03.2014)